Magia Nera – Magia Bianca – Magia Rossa – Spiegazione di “Demetrio”

CHE COS'E LA MAGIA ?

Con il termine magia si indica una tecnica che si prefigge lo scopo di influenzare gli eventi e dominare i fenomeni fisici, nonché l’essere umano, servendosi di mezzi soprannaturali o paranormali e rituali appropriati. L’etimologia del vocabolo “magia” (in greco ?a?e?a) deriva dal termine con cui venivano indicati i “magi” (?????), antichi sacedoti Zoroastriani.

Magia nera

La magia viene divisa classicamente in 4 rami: la magia bianca; la magia verde (o “naturale”); la magia rossa (o “del sesso”) e la magia nera. La magia nera ha come scopo la sottomissione delle potenze spirituali al volere del mago che le utilizza per i suoi scopi personali. Il colore nero è riferito all’oscurità, in contrasto con il bianco della luce. Il mago nero, nel suo operare, fa principalmente riferimento alle potenze dell’opposizione, che, nell’abito del Cristianesimo, sono identificate col Diavolo, nelle sue varie forme.

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Magia bianca

La magia bianca è un insieme di pratiche rituali finalizzate alla manipolazione delle forze della natura per ottenere dei risultati benefici.
Nel pensiero della Stregoneria e della Wicca questa definizione non trova fondamento; entrambe asseriscono che la magia non ha colore nè valenza, è pura energia presente in ogni cosa e quindi è colui che la pratica che gliela conferisce.
Nel pensiero comune si contrappone alla magia nera la quale ha come obiettivo ottenere un risultato malefico.

Tecniche della magia

Il mago utilizza il suo sapere magico con pratiche rituali o con intenti benefici (“magia bianca”, positiva) o con intenti malefici (“magia nera”, negativa). La scienza magica agisce in genere attraverso simboli, siano essi parole, pensieri, figure, gesti, danza o suoni. Le tecniche magiche possono essere raggruppate convenzionalmente in quattro categorie:

1. La cosiddetta magia simpatetica o omeopatica, in cui l’effetto magico è perseguito tramite l’utilizzo di immagini od oggetti (amuleti e talismani), che possono essere usati, ad esempio, come rappresentazione simbolica della persona cui si vuole nuocere (come nel Voodoo).

2. La magia da contatto è caratterizzata dalla preparazione di pozioni e filtri magici con ingredienti più o meno naturali.

3. La terza forma di pratica magica è l’incantesimo, che agisce tramite parole (un esempio tipico è abracadabra) o formule magiche.

4. La quarta categoria è quella della divinazione, utilizzata per ricevere informazioni, come nell’astrologia, nella cartomanzia o nei tarocchi, nel presagio o nella preveggenza.

Solitamente i riti magici utilizzano una combinazione tra le diverse forme. Nei casi in cui il mago durante una pratica rituale ricorre all’intervento di un entità soprannaturale si entra nei campi della negromanzia, dello spiritismo e della demonologia.

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Storia della magia nella cultura occidentale

Nella maggior parte delle culture antiche, fin dagli albori della civiltà, sono esistite credenze e pratiche magiche, con caratteristiche sostanzialmente simili anche se formalmente diverse, che si possono trovare in relazione ad aspetti tipici dell’occultismo, della superstizione e della stregoneria. Alcune scene di pitture del paleolitico superiore trovate nelle caverne francesi sono state interpretate come aventi finalità magiche, come il successo nella caccia.

La magia in Egitto

La società dell’antico Egitto è fortemente intrisa di credenze occulte. Nel pantheon egizio, oltre a Weret-Hekau, la dea della magia, anche Iside e Thot sono caratterizzati da poteri magici. Sono stati trovati molti papiri magici, scritti in greco, copto e demotico, che contengono formule ritenute capaci di prolungare la vita, fornire aiuto in questioni amorose e combattere i mali. È attestata anche la credenza nella cerimonia magica dell’apertura della bocca per mezzo della quale si riteneva possibile conferire un’anima a statuette, utilizzate come controfigure magiche dei defunti.

La magia in Medio Oriente

In Mesopotamia, nelle culture accadica, caldea e sumera, come anche in Persia, la terra d’origine dei Magi, si trovano numerose attestazioni di rituali di magia cerimoniale. Tutte le fonti antiche riportano esempi di pratiche magiche, come:

  • l’utilizzo di “parole magiche” che hanno il potere di comandare gli spiriti;
  • l’uso di bacchette ed altri oggetti rituali;
  • il ricorrere a un cerchio magico per difendere il mago contro gli spiriti invocati;
  • l’utilizzo di simboli misteriosi o sigilli per invocare gli spiriti;
  • l’uso di amuleti che rappresentano l’immagine del demone per esorcizzarlo. Comunque il più grande apporto culturale del Medio Oriente consistè nell’astrologia: l’osservazione degli astri era non solo magicamente inscindibile dal computo del tempo, ma anche strettamente legata ad ogni evento naturale.

    La magia nel mondo greco-romano

    In Grecia fu Erodoto a coniare il termine “mago” per indicare un sacerdote di una tribù della Persia antica. Dal IV secolo AC il vocabolo “mageia” cominciò ad essere utilizzato per indicare un insieme di dottrine nate dalla commistione di tradizioni arcaiche e le pratiche rituali ereditate dai Persiani. Fu comunque nella koinè culturale ellenistica che ebbe luogo quella fusione dei riti magici con elementi astrologici e alchimistici, che sarà alla base di tutta la speculazione magica dei secoli successivi.

    Nella letteratura latina si trovano numerose testimonianze relative a tutta una serie di attività occulte. Esperimenti di negromanzia, uccisioni a distanza, animali parlanti, statue che camminano, filtri d’amore, metamorfosi, divinazioni, talismani che curano le malattie, sono solamente alcuni degli oggetti e dei rituali magici adoperati dai maghi che compaiono nelle opere di Orazio, Porfirio, Plinio il Vecchio e Virgilio. Nel panorama letterario di magia latina un posto di prim’ordine spetta alle “Metamorfosi” (anche conosciuto come “L’asino d’oro”) di Apuleio. L’opera, l’unico romanzo della letteratura latina pervenutoci intero, si compone di undici libri, nei quali viene narrata la storia di Lucio, un giovane trasformato per magia in asino, che, dopo varie peripezie, ritorna uomo per intercessione della dea Iside. Da ricordare che lo stesso Apuleio fu processato per aver costretto con la magia una ricca vedova a sposarlo per impadronirsi della dote. Del resto, nel diritto romano le leggi antiche prevedevano pene severe per quanti utilizzavano mezzi magici per conseguire scopi criminali.

    La magia nel Medio Evo

    Nonostante la polemica antimagica di alcuni scrittori cristiani, come Origene, Sant’Agostino e Tommaso d’Aquino, e l’ostilità della Chiesa nei riguardi delle arti occulte, il substrato culturale della magia medievale ebbe una certa rilevanza. La produzione letteraria di carattere magico, soprattutto in età umanistica, fu molto ricca, grazie anche alla mediazione di scrittori arabi. Alcune opere, come il Tetrabiblos di Claudio Tolomeo, l’Introductiorum di Albumasar, il Liber Vaccae (o Libro degli esperimenti) ed il famoso Picatrix, ebbero una enorme influenza sulla speculazione magica dell’età rinascimentale. Anche se alcuni autori, come Isidoro da Siviglia e più tardi Ugo da San Vittore, accomunano la magia all’idolatria, in quanto scienza conferita dai demoni, è nel XIII secolo con Guglielmo d’Alvernia e Alberto Magno, che si iniziò a porre l’accento sulla categoria della magia naturale, che tanta fortuna ebbe nei secoli immediatamente successivi.

    La magia nel Rinascimento

    Il periodo che va dal XV agli inizi del XVII secolo segna la grande rinascita della magia. L’inizio di questa rivoluzione magica può essere considerata l’opera di traduzione che alcuni umanisti, il più importante dei quali fu Marsilio Ficino, fecero delle quattoridici opere che formavano il cosiddetto “Corpus Hermeticum “, degli “Oracoli Caldaici” e degli “Inni Orfici”. Queste opere, attribuite dagli studiosi rinascimentali rispettivamente ad Ermes Trismegisto, Zoroastro ed Orfeo, erano in realtà raccolte di testi nate in età ellenistica, che combinavano elementi neoplatonici, dottrine magico-teurgiche e forme di gnosi mistico-magica. Nel Rinascimento sul substrato colto di dottrine neoplatoniche, neopitagoriche ed ermetiche si incardinò la riflessione speculativa magico-astrologica-alchemica, arricchita da idee derivanti dalla Cabala, come testimoniano emblematicamente le figure di Pico della Mirandola e Giordano Bruno. Il compendio forse più interessante per la magia rinascimentale è il “De occulta philosophia” di Cornelio Agrippa von Nettesheim. In questa opera il medico, astrologo, filosofo e alchimista tedesco definisce la magia “la scienza più perfetta”, e la divide in tre tipi: naturale, celeste e cerimoniale, dove i primi due rappresentano la magia bianca, ed il terzo quella nera o negromantica. Queste argomentazioni saranno riprese più tardi nel “Magia naturalis sive de miraculis rerum naturalium” del napoletano Giovanni Battista Della Porta, il quale vede nella magia naturale il culmine della filosofia naturale, e nel “Del senso delle cose e della magia” di Tommaso Campanella. Altra importante figura nel contesto magico-alchemico rinascimentale è quella di Paracelso, la cui iatrochimica risente della simbiosi tra magia naturale e scienza sperimentale, tipica del XVI secolo.

    Declino della magia

    Proprio mentre la tradizione magica è al suo culmine, nel XVII secolo si iniziano a vedere le avvisaglie della polemica contro la cultura magico-alchimistica, che caratterizzerà maggiormente il secolo dei lumi. Il precursore della condanna delle varie dottrine magiche in nome del sapere scientifico è da considerarsi Francis Bacon. A partire da questo momento la magia inizierà un lento declino, favorito da pensatori come Cartesio e Hobbes e dallo sviluppo delle correnti filosofiche del meccanicismo, del razionalismo e dell’empirismo. Nel XVIII secolo, con l’avvento dell’Illuminismo, la magia, definitivamente sconfitta nell’ambito della cultura dominante, venne relegata in un limbo, nel quale tuttavia riuscì in qualche modo a sopravvivere.

    La magia nel XIX secolo

    La seconda metà dell’Ottocento è caratterizzata da un rinnovato interesse nei confronti dell’occultismo e dell’esoterismo magico. La figura che meglio incarna il revival delle scienze occulte nel XIX secolo è il mago Eliphas Lévi, nato Alphonse Louis Constant. La cui ricca produzione letteraria influenzò grandemente la speculazione occultista del secolo successivo. L’ultimo scorcio del secolo vide anche il sorgere di organizzazioni dal sapore magico, come l’Hermetic Order of the Golden Dawn e la Società Teosofica.

    La magia oggi

    Il panorama della magia contemporanea è molto variegato e di difficile analisi sistematica, soprattutto a causa del coacervo sincretistico che caratterizza la maggior parte delle odierne dottrine magiche, esoteriche e occultistiche. In genere il substrato comune è costituito da alcune teorie che si riallacciano alle tradizioni neoplatoniche, gnostiche, ermetiche, cabalistiche, astrologiche, alchimistiche e mitologiche antiche. Su queste e sul pensiero dei moderni occultisti, da Madame Blavatsky ad Aleister Crowley, da G. I. Gurdjieff a Gerald Gardner, a Djon Fortune, sono nate tutta una serie di associazioni e gruppi esoterici, più o meno influenzati dalle nuove correnti della New Age, della Wicca e del Neopaganesimo.

    Interpretazioni della magia

    La magia, in quanto fenomeno ubiquitario che ha accompagnato la civiltà umana dagli albori, è stata ed è oggetto di studio da parte delle scienze sociali, prime fra tutte l’antropologia culturale, l’etnologia e la psicologia. Le tematiche affrontate nello studio della magia solitamente riguardano la sua relazione con la scienza e la religione, la sua funzione sociali e la natura del suo pensiero.

    Evoluzionismo

    Nel 1871 Edward Tylor nella Cultura dei primitivi arrivò alla conclusione che la magia fosse una “scienza sbagliata” in quanto non in grado di distinguere i rapporti causa-effetto da quelli propriamente temporali. Vicino alla posizione tyloriana fu James George Frazer, il quale, nel Ramo d’oro, pur considerando la magia un primo stadio nello sviluppo della civiltà, ebbe il merito di fornire una prima classificazione della magia. Egli distinse i processi magici in simpatetici (il simile agisce sul simile) e contigui (le cose che sono state in contatto possono continuare ad interagire anche se distanti). Psicologia La natura della magia è stata studiata anche dal punto di vista psicologico. Basandosi sulle teorie evoluzioniste del Frazer, studiosi come Wilhelm Wundt, Gerardus van der Leeuw e soprattutto Sigmund Freud accostarono il pensiero magico dell’uomo primitivo a quello del bambino, il quale ritiene che la realtà è influenzabile secondo i suoi pensieri ed i suoi desideri. Più recentemente anche Ernesto De Martino ne Il mondo magico pone l’accento su alcuni fenomeni tipici di pratiche sciamaniche, quali la spersonalizzazione e lo scatenamento di impulsi incontrollabili.